"Arlecchino visto di schiena "
1951
Ivan Puni (in Francia Jean Pougny) è stato uno degli innovatori più radicali e brillanti dell’avanguardia russa degli anni Dieci, la cui vita sembra essersi scissa tra due epoche e due culture. Tra il 1910 e il 1914 viaggiò in Italia e a Parigi, assorbendo cubismo e futurismo. Nel 1915, alla leggendaria mostra «0,10», si schierò accanto a Malevič, sostenendo consapevolmente il suprematismo. Insieme alla moglie Ksenija Boguslavskaja partecipò a tutti gli eventi chiave dell’avanguardia russa; insegnò nelle Libere Officine di Pietrogrado e nel 1919 organizzò a Vitebsk una storica esposizione che riunì Chagall, Lissitzky e Malevič. Alla fine del 1920 fuggì dalla Russia sovietica passando per la Finlandia, raggiunse Berlino e nel 1923 si stabilì definitivamente a Parigi con il nome Jean Pougny.
In esilio l’avanguardista radicale si trasformò inaspettatamente in un maestro lirico e malinconico della Scuola di Parigi. Dipinse nature morte, paesaggi, scene di strada e circensi in una gamma cromatica smorzata, intrisa di quieta nostalgia. Tra il 1931 e il 1932 comparve il primo arlecchino: figura solitaria, mascherata, con mandolino e tricorno. Dopo il 1943 gli arlecchini divennero il suo motivo quasi confessionale – teneri, solitari, colmi di rimpianto per il mondo perduto del teatro e della giovinezza. Oggi proprio queste opere tarde sono le più apprezzate da collezionisti e musei, per la loro intima e trepida emozione.
Le sue opere sono conservate al Museo Russo, alla Galleria Tret’jakov, al MoMA e al Centre Pompidou.
