"Testa con maschera"
1956
L’interesse di Picasso per la ceramica iniziò nel luglio 1946, quando, in vacanza a Golfe-Juan, visitò la mostra “Vasi, fiori e profumi” a Vallauris, città con una ricca tradizione ceramica risalente all’epoca romana. Qui incontrò Suzanne e Georges Ramié, proprietari dell’atelier Madoura, che lo invitarono a lavorare con l’argilla. Affascinato, Picasso creò subito un gufo e una figura femminile, le sue prime opere in ceramica. Questo evento segnò una svolta: nel 1947 iniziò a lavorare regolarmente a Madoura e nel 1948 si trasferì a Vallauris con la famiglia. L’argilla gli evocava la semplicità della ceramica spagnola e le opere di Gauguin e Durrio. Tuttavia, Picasso reinventò il mestiere, evitando il tornio e preferendo modellare, usare stampi in gesso e decorare con argilla cruda. La cottura, definita “alchimia”, era imprevedibile, con smalti e ingobbi che creavano effetti unici; le crepe venivano riparate, considerate parte dell’arte. Questo piatto del 1956 riflette il suo stile: contorni neri su fondo bianco creano un contrasto drammatico, con occhi grandi, naso affilato e bocca essenziale, tipici delle sue “maschere” anni ’50. Per Picasso, era sia arte che oggetto funzionale: “Ho fattopiatti da usare per mangiare”.
