Museo
Venice Carnival Museum situato a Palazzo Dolcetti e il principale muse d’arte di Venezia con una collezione unica di rare opere.
Adagiato tra le mura di un antico palazzo, il nobilissimo Palazzo Dolcetti, affacciato sulla Fondamenta delle Zattere — la riva più luminosa della Serenissima — il museo si erge quale faro di bellezza e memoria: punto di riferimento imprescindibile per gli amanti del Carnevale e per tutti coloro che si nutrono d’arte e meraviglia.
La collezione custodita tra queste stanze è un incantesimo che attraversa i secoli. Ogni opera è come un ponte veneziano, sospeso tra epoche e suggestioni, che conduce il visitatore in un viaggio tra il Settecento e il Novecento. Qui si incontrano i nomi di giganti dell’arte — Picasso, Cocteau, Geminiano Cozzi, Luigi Fabris — le cui mani hanno saputo interpretare l’essenza effimera e sorprendente del Carnevale.

È uno sguardo sull’anima del Carnevale, filtrato dagli occhi e dall’estro dei più grandi pittori, scultori e maestri: una sinfonia di visioni che si fondono in un’unica immagine caleidoscopica, specchio fedele della mutevole e imprevedibile natura di questa festa antica.
Quadri, sculture, ceramiche, porcellane, costumi storici e arredi d’epoca si intrecciano come in un ballo mascherato, regalando al visitatore l’emozione rara di respirare, quasi toccare, il fascino misterioso di una tradizione senza tempo.

Tutto questo è stato reso possibile dalla passione ardente e dal profondo rispetto per Venezia di Arnold Uvarov, raffinato collezionista di origini russe che ha consacrato la sua vita a custodire il mito del Carnevale.
«Tutto ebbe inizio molti anni fa, quando, nell’angolo più remoto di una piccola galleria antiquaria parigina, scorsi una delicata composizione in porcellana: una dama veneziana e un Arlecchino, soli, malinconici. Era un’opera del celebre Luigi Fabris. C’era in loro una tale tristezza, una tale solitudine, che compresi in quell’istante che dovevo riportarli a casa, a Venezia. Da quel giorno, ho viaggiato senza sosta, cercando ovunque opere nate sotto l’incantesimo del Carnevale e della Commedia dell’Arte, per riunirle qui, in questo museo, e infine donarle alla città e al mondo.»

